PIANO DEL PARCO, PIANO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE, REGOLAMENTO DEL PARCO
December 7th, 2005
All’incontro erano presenti, oltre a numerosi cittadini, i rappresentanti delle forze produttive e sociali, delle associazioni ambientaliste, della scuola, del volontariato.
I Criteri Generali che guideranno la redazione dei Piani, come definiti dalla Comunità del Parco e dal Direttivo, sono di seguito riportati.
Nell’incontro sono state illustrate idee e strategie, avanzate proposte ed individuati i percorsi operativi per giungere in modo partecipato dal tessuto istituzionale e sociale del territorio alla redazione degli strumenti di pianificazione del Parco.
Il Piano del Parco (PdP), il Piano Economico e Sociale (PES) e il Regolamento del Parco (RdP) rappresentano i documenti fondamentali e strutturali di riferimento per la programmazione, la progettazione, la realizzazione ed il controllo dell’attività di tutela e riqualificazione, e valorizzazione sostenibile dei beni naturali, ambientali e culturali presenti nel Parco (PdP e RdP), nonché per la promozione di iniziative atte a favorire lo sviluppo economico e sociale delle collettività residenti all’interno del Parco e nei territori adiacenti (Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES)).
Dalla ratio della Legge 394/91, con particolare riferimento alle modifiche ed integrazioni apportate dalla L. 426/98, si deduce che il PdP, il RdP ed il PPES, debbano essere strumenti integrati di gestione da acquisire, in particolare per quanto riguarda PdP e PPES, contestualmente, attraverso la stretta a diretta interazione fra Consiglio Direttivo e Comunità del Parco.
E’ determinante il metodo con il quale si giunge all’elaborazione degli strumenti di gestione.
Un metodo che dovrà essere imperniato sulla concertazione e la partecipazione, così da giungere al più vasto consenso sociale ed istituzionale.
“Spesso il consenso” –come riporta il dossier che il WWF ha dedicato al Piano del Parco (nov. ’98)- e mai parole furono più vere nella realtà del PNAT- “viene considerato l’ultima tappa, l’ultimo ostacolo da superare affinché le decisioni adottate siano effettivamente implementate”.
Un “piano partecipato” incrementa le probabilità di successo e concretizza da subito quel ruolo di “educatori ambientali” che devono avere i parchi.
La partecipazione, la concertazione e la ricerca del consenso, attraverso il dialogo, chiaro e trasparente, imperniato sul realismo legislativo e sui valori della natura e dell’ambiente quale “opportunità ” di sviluppo socio-economico e di incremento della qualità della vita, dovranno essere le linee guida metodologiche nell’allestimento dei Piani. Questo, senza abdicare alle responsabilità decisionali finali che ci impone la legge e senza trasformare in immobilismo la ricerca esasperata del consenso.
Le regole elementari del processo decisionale, dimostrano come la ricerca esasperata della totalità del consenso determina in modo conscio o inconscio l’intervento di decisioni esterne e di vertice.
La stessa domanda di partecipazione al processo decisionale si manifesta normalmente non tanto con l’esigenza di una partecipazione fisica diretta, quanto nella volontà di acquisire in modo chiaro e trasparente gli atti, le regole, i tempi che guidano il processo decisionale e di disporre degli strumenti istituzionali per intervenire.
Fermo restando ciò, i primi Piani dovranno essere uno strumento processuale e progressivo, allestiti con vigore tecnico-scientifico, curando la sostanza delle cose, rifuggendo dalla “quantità ” per favorire la “qualità ”, usando un linguaggio piano ed esente da ridondanze iconografiche.
Il consenso si guadagna anche con la “comprensione”. Le pianificazioni del Parco dovranno essere “comprese” sviluppando una cura attenta alla comunicazione ed alla trasmissione.
La redazione dei primi strumenti di gestione del Parco verrà affidata all’esterno ad un gruppo di esperti, mediante bando di gara nel quale verranno indicati gli indirizzi e gli obiettivi generali richiesti dai Piani. Il gruppo di esperti sarà costituito da un coordinatore rappresentato da un tecnico con acclamate competenze nella pianificazione e gestione e con significative esperienze nel campo delle aree protette. Nel gruppo di esperti è richiesta la presenza minima delle sottoelencate competenze disciplinari tecnico-scientifiche, di particolare significato se espletate nei temi propri dell’Arcipelago Toscano:
pianificazione territoriale (con particolare riferimento ai sistemi protetti antropizzati),
geologia e geografia (geomorfologia, difesa del suolo, idrologia, giacimentologia, geomineralogia, geologia ambientale, paleontologia, cartografia, geografia antropica),
biologia ( fitogeografia, ecologia vegetale, biologia marina, etologia, ecologia animale, ittiologia, zoogeografia),
agronomia e foreste (agronomia naturalistica, viticoltura, selvicoltura),
ingegneria ed architettura (riqualificazione ambientale paesaggistica, recupero del patrimonio edilizio, ingegneria ambientale – un particolare riferimento al settore estrattivo, smaltimento rifiuti solidi urbani e reflui - , idraulica, climatologia, architettura del paesaggio)
archeologia e storia (archeologia mineraria, archeologia industriale, storiografia medioevale, classica e moderna),
antropologia e sociologia (con particolare riferimento alle antropizzazioni nei costumi ed economie delle realtà insulari),
giurisprudenza ed economia (con particolare riferimento alle normative Europee, Nazionali e Regionali sulle aree protette, pianificazione economica sostenibile nel settore turistico, agricolo ed ittico, patti territoriali, accordi di programma),
informatica (con particolare riferimento alla gestione dei sistemi geografici, alla implementazione e gestione dei sistemi complessi e alle applicazioni telematiche per la riduzione dell’insularità ),
educazione e formazione (con particolare riferimento ai temi dell’educazione ambientale, e della formazione professionale nel campo delle attività sostenibili).
Il processo di redazione dei Piani da parte del Gruppo di lavoro, e l’iter procedurale per l’approvazione dei medesimi verrà gestito dall’Ente attraverso la costituzione di un “Ufficio di Pianificazione e Programmazione” (UPP), formato da dipendenti e/o collaboratori del Parco, sotto la diretta responsabilità del Direttore del Parco ed il controllo degli Organi di governo dell’Ente.
Al suo interno dovranno essere previste competenze geologiche, botaniche, zoologiche, biologiche, ingegneristiche ed architettoniche, giuridiche ed economiche in grado di crescere e svilupparsi attraverso il contatto e l’interazione con il gruppo di esperti incaricato della redazione dei primi piani.
Questa azione formativa ha il preciso obiettivo di portare, all’interno della struttura, quelle competenze qualificate in grado di intervenire direttamente sul processo di pianificazione e programmazione.
La gestione di un’area protetta deve essere intesa come un processo dinamico.
Concettualmente, sia la pianificazione che la programmazione – da intendere come sinonimi di azioni strategiche e tattiche – necessitano, ai fini dell’ottimizzazione dei risultati di “tutela” e di promozione “socio-economica” di una adeguata azione di monitoraggio. Tale azione sarà espletata dall’UPP e periodicamente controllata dagli organi di indirizzo dell’Ente.
Gli obiettivi generali da raggiungere con i Piani ed il Regolamento, i temi territoriali e disciplinari ad essi legati, nonché le finalità naturali, ambientali, culturali e socio-economiche per le quali tali obiettivi devono essere raggiunti, sono definiti nelle leggi 394/91 e 426/98, nel DPR 22 luglio 1996, nonché negli indirizzi normativi regionali, nazionali ed europei in materia di tutela naturalistica ed ambientale.
A tali obiettivi generali dovrà dare puntuale e precisa risposta il gruppo di lavoro incaricato della redazione dei Piani e del Regolamento.
Primo obiettivo sarà la caratterizzazione dello “stato della natura dell’ambiente e dello tessuto socio-economico” nell’area protetta contestualizzata al territorio che sottende.
La raccolta delle informazioni pregresse è un passaggio fondamentale nel processo conoscitivo che porta a dare contenuti certi alle finalità della pianificazione.
L’acquisizione dei documenti e degli studi pregressi, la loro rilettura e analisi critica rappresentano la “conditio sine qua non”, sia ai fini economico-finanziari della pianificazione, sia ai fini dell’incremento conoscitivo.
In conseguenza di ciò il Gruppo di lavoro dovrà sviluppare al meglio una ricerca documentativa presso gli Enti territoriali, le strutture di ricerca scientifica e tecnica, le associazioni e gli enti economici e produttivi, e quant’altro ai fini dell’acquisizione di dati ed informazioni pregresse, sulle quali basare le acquisizioni originali delle informazioni ritenute mancanti ai fini del raggiungimento degli obiettivi prefissati dal bando. Sarà cura del Gruppo di lavoro utilizzare ed analizzare le progettualità e le realizzazioni espletate dall’Ente nella fase iniziale “non-pianificata” delle sue attività .
Ulteriore obiettivo primario della pianificazione sarà l’indicazione di massima delle attività di ricerca da sviluppare allo scopo di colmare sensibili lacune conoscitive nel tessuto ambientale del territorio.
Le aree terrestri e marine protette dal PNAT sono frammentate in una zona geografica che rappresenta un reale corridoio naturale e culturale del bacino Tirrenico in particolare e del Mediterraneo in generale.
Il PNAT è caratterizzabile da un insieme di Unità Ambientali con differenziate valenze naturali, culturali, socio-antropologiche e socio-economiche e differenziate esigenze di conservazione e valorizzazione compatibile.
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